La riflessione di oggi

Francesco Gabbani adesso è ufficialmente il candidato italiano nell’impresa di vincere l’Eurofestival 2017. In quanto vincitore ha l’obbligo di fare grande l’Italia nel festival musicale più importante quasi del mondo, visto che oltre all’Europa altri paesi non solo partecipano in alcuni casi pur essendo fuori dall’Europa, ma lo seguono con costanza e con tanta passione. C’è da dire una cosa: sicuramente Gabbani, pur con una canzone orecchiabile, pur con tutto il supporto scenico possibile e pur con tutta la sua energia indiscutibile avrà una super matassa di filo da torcere. Perché se è vero che la scorsa edizione si può dire che ha vinto un voto politico, e in quella prima ha vinto una canzone che pur se bella sotto tanti aspetti è una cavolata ben condita con una accattivante scenografia singola, quest’anno ci si potrà scommettere ma tanti paesi giocheranno la carta dei loro migliori direttori artistici per far studiare una esibizione, più che una interpretazione, che riesca nell’obiettivo di far divertire e votare in questo ordine di apparizione.
Tutti gli in bocca al lupo possibili a Francesco Gabbani, ma ci vorrà sicuramente ben altro per provare, prima di riuscire, a portare a casa l’ambitissimo trofeo e malgrado tutto l’onere e l’onore, più onere indubbiamente che onore, di organizzare il successivo festival.

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La riflessione di oggi

L’editoriale di oggi

Si può forse dire coerentemente con la propria campagna elettorale, i 5 Stelle hanno preso la decisione di evitare l’Osservatorio sul progetto della Torino-Lione. La TAV, per essere più chiari e semplici possibile. E si tratta di uno strappo, come titola “La Repubblica.it” nell’articolo di oggi. Perché nel passato, gli altri sindaci della città avevano sempre espresso la propria volontà di far parte di quel progetto, pur con tanti esempi e prove di difficoltà per la realizzazione del progetto stesso.
Il Governo ha detto esplicitamente che si andrà avanti lo stesso (Fonte: Corriere.it). Quasi a significare che le parole del sindaco Appendino, non ancora ratificate dal consiglio comunale è bene esplicitarlo, possono essere praticamente accessorie, quasi senza importanza. A questo punto sorge un piccolo dilemma: ma da parte del Governo questa immediata mancanza di rispetto, anche se si tratta di una definizione da prendere estremamente con le molle solo nella parte simbolica e non sociale, non è totalmente controproducente?
Detto in termini più terra terra: non è che per tutti quelli a favore del si ma contemporaneamente contrari alla TAV, anche se può sembrare una antinomia, ci possa essere uno switch di voto? Si tratterebbe sicuramente di percentuali minime. Ma ci si può permettere di creare un polverone e alla fine dover aspettare troppo tempo per trovare la polvere di nuovo depositata a terra e inerme?

L’editoriale di oggi

La riflessione di oggi

Bisogna partire da un punto fisso: al referendum del 4 dicembre ci sono due scelte: votare o non votare. Se uno non vota, decide di evitare di dire la propria. E siccome è una scelta legittima: libertà per tutti.
Se si decide di votare uno può dire di si o di no. E ognuna di queste due scelte porta delle conseguenze. Il si comporta che una legittima votazione del Parlamento viene comprovata dalla volontà popolare e tutto finisce con l’adozione della riforma costituzionale che è anche, ma non solo, quello che per la maggiore viene diffuso da politici e giornalisti.
Se si dice di no, sotto un certo aspetto si blocca un processo di costruzione di una nuova realtà legislativa all’interno della legge fondamentale che è la Costituzione.
C’è chi dice che questa riforma non è una buona riforma. E alcuni dicono che si tratta del popolo dei no su tutto e a prescindere da tutto. Forse c’è un fondo di verità. Ma la questione è solo una: se si avesse avuto una idea di fare la stessa cosa nel passato, perché non la si è portata avanti o si è preferito fare altro?
A parte tutto votate gente. Il voto è un diritto prima che un dovere. E non portarlo avanti, a prescindere se con un si o con un no, è una cosa che impoverisce il tessuto civile di un paese.

La riflessione di oggi

L’editoriale di oggi…

Quando principalmente sarebbe più auspicabile evitare di fare della partigianeria per una delle fazioni in campo, e lasciare che le cose vadano per il corso più potente, un fatto salta agli occhi: non si può non schierarsi.
Detto questo, uno si aspetterebbe di sentirsi dire che deve votare per il si o per il no al referendum. Che uno dei due voti è la cosa migliore per il paese e che per meglio stare bisogna dire questo o quello nella scheda referendaria.
Ma per quanto riguarda chi vi sta scrivendo, non si può non dire una cosa: andate a votare. Perché la cosa più importante è che nel mondo, che in questo momento – molti se ne scordano, ci stanno guardando anche se noi non ce ne rendiamo conto. Ci guardano, e magari vorrebbero che ci fosse della coerenza tra dei battaglieri.
Infatti, è inutile che si spendano e spandano mezzi e uomini se poi il voto è l’ultima arma per evitare di rispettare il dettame della legge. Perché è doveroso sottolineare che se poi le cose si volgono al peggio, per una parte o un’altra si può iniziare a dire che il voto è inutile.
E questo non deve succedere.
Quindi bisogna andare a votare al referendum del 4 dicembre. Ci deve essere da parte del popolo italiano la coerenza di non fare delle cialtronate. E di non dimostrare al mondo intero che siamo sempre gli stessi…

L’editoriale di oggi…

I risultati delle votazioni al referendum 2016

I dati sono forniti dal Ministero dell’Interno:

Il voto in Italia

Il voto all’estero

Il voto complessivo Italia+estero

I risultati delle votazioni al referendum 2016

La domanda di oggi

Il referendum fino a che punto è inflazionato come strumento di democrazia?

La notizia (clicca qui per aprire) © La Repubblica

La domanda di oggi

La dichiarazione di oggi

Il presidente della Consulta italiana ha dichiarato che al referendum sulle trivelle in mare si deve votare.

La notizia (clicca qui per aprire la pagina) © LaRepubblica.it

La dichiarazione di oggi