L’editoriale di oggi

Attualmente Sanremo sta macinando ascolti come altre volte e altre edizioni targate Carlo Conti. Non bisogna però sottovalutare il particolare che la messaggistica virale su cellulare è stata una fortissima controprogrammazione per tutto l’impianto di Sanremo.
Molti avranno potuto ricevere su Whatsapp il papiresco messaggio di boicottare la visione di Sanremo per gli stratosferici costi di Conti stesso oltre agli ospiti. A parte il fatto che Carlo Conti non è pagato solo per dire quattro parole in croce nelle serate in cui presenta ma deve fare una supervisione in quanto direttore artistico, non ci si deve scordare che Sanremo volenti o nolenti è una occasione principalmente italiana, ma anche internazionale perché chi vince il festival va come esponente italiano ad un’altra gara canora più importante che si tiene a maggio: l’Eurofestival.
Sanremo è quella pacifica occasione di sentire e vedere l’Italia perché l’Italia si raduna davanti al televisore e vede se stessa quale metro di discussione e di sfida tra chi è il più bravo a rappresentare l’Italia tutta. Se noi per un pezzetto siamo quello che siamo nel mondo è perché il nostro festival è amato e apprezzato dappertutto. Quindi dispiace per chi a giusta ragione ha voluto fare vandalismo del festival boicottandolo. Ma in questo momento ci sono certamente persone all’inizio aderenti che stanno guardando perché Sanremo è Sanremo…

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L’editoriale di oggi

L’editoriale di oggi

Su internet, e anche di collegato su tutti gli oggetti o applicativi che sfruttano la trasmissione di dati, circolano materiali tra i più disparati tanto visivi quanto auditivi. Se poi si uniscono le due cose allora quello che ne risulta è un video, ne più ne meno.
E di video ce ne sono tanti tipi: partendo da quelli personali fino a quelli pubblici satirici o meno. Di questi tempi sta circolando un video di un uomo che parla davanti ad uno sfondo innevato. E si lamenta del fatto che i soldi della beneficenza, che dovrebbero essere direzionati ai terremotati e agli abruzzesi e oltre a loro anche a tutti coloro che il maltempo sta stremando, non vanno a buon fine.
Facendo una attenta scrematura tra quello che le forze dell’ordine possono mettere in campo, partendo dai vigili urbani fino ad arrivare all’esercito, il resto porta ad una domanda: quando è stata l’ultima volta in cui il paese è stato oggetto di una vera e propria prova generale contro qualsiasi evenienza? Detto diversamente: come mai ad una scuola singolarmente vengono fatte le esercitazioni generali mentre ad una intera provincia, magari ad una intera regione, non viene sottoposto lo stesso trattamento?
Sicuramente se un paese intero sapesse come comportarsi senza sciacallaggi su mezzi di emergenza quando succedono delle calamità del genere prima che debba metterci una pezza l’esercito magari le cose sarebbero diverse. Non ci sarebbe gente calamitata che lamenta la carenza dei soldi che i comuni cittadini inviano per aiutare gli altri ma invece finiscono non si sa dove.

L’editoriale di oggi

La dichiarazione di oggi

Il procuratore capo Giuseppe Pignatone e il pm Giovanni Musarò nella chiusura indagini per il caso di Stefano Cucchi hanno scritto che Cucchi fu colpito con schiaffi, pugni e calci dai tre carabinieri che lo avevano arrestato.

La dichiarazione di oggi

La riflessione di oggi

La generosità di per se è un bel principio. E metterla in pratica è un atto che sotto un certo aspetto riempie il cuore e l’anima. Ma per il resto, se non esiste regolamento o accordo, la gente non riesce a fare altro che essere arraffona e ingorda.
Non c’è solo accenno al fatto che ci sia il sistema dei migranti nel Mediterraneo, per cui si abusa del principio costituzionale di accoglienza che certamente non era stato pensato per la stortura che attualmente deve subire. Si può guardare anche nel piccolo della vita quotidiana di ciascuno di noi, dove si comincia con un atto che se si vuole è un atto di cortesia, naturalmente spontaneo e disinteressato. Quell’atto magari ne segue un altro, e se la cosa può andare bene a chi la fa perché non farla. Il guaio è che dopo quello se si tratta della configurazione di una serie, la cosa diventa molto difficile.
Detto brevemente: non è sbagliato fare qualcosa per il proprio prossimo, ma è sbagliato che il prossimo veda in quel qualcosa una fonte di approvvigionamento a cui attingere a proprio piacimento e senza una misura se non la fine della fonte stessa.
Non si può dire che è sbagliato aiutare il proprio prossimo: ciò che è sbagliato è non dettare anche solo a se stessi regole certe di confine tra ciò che è plausibile e ciò che sconfina nell’impossibile.

La riflessione di oggi