L’editoriale di oggi

Attualmente Sanremo sta macinando ascolti come altre volte e altre edizioni targate Carlo Conti. Non bisogna però sottovalutare il particolare che la messaggistica virale su cellulare è stata una fortissima controprogrammazione per tutto l’impianto di Sanremo.
Molti avranno potuto ricevere su Whatsapp il papiresco messaggio di boicottare la visione di Sanremo per gli stratosferici costi di Conti stesso oltre agli ospiti. A parte il fatto che Carlo Conti non è pagato solo per dire quattro parole in croce nelle serate in cui presenta ma deve fare una supervisione in quanto direttore artistico, non ci si deve scordare che Sanremo volenti o nolenti è una occasione principalmente italiana, ma anche internazionale perché chi vince il festival va come esponente italiano ad un’altra gara canora più importante che si tiene a maggio: l’Eurofestival.
Sanremo è quella pacifica occasione di sentire e vedere l’Italia perché l’Italia si raduna davanti al televisore e vede se stessa quale metro di discussione e di sfida tra chi è il più bravo a rappresentare l’Italia tutta. Se noi per un pezzetto siamo quello che siamo nel mondo è perché il nostro festival è amato e apprezzato dappertutto. Quindi dispiace per chi a giusta ragione ha voluto fare vandalismo del festival boicottandolo. Ma in questo momento ci sono certamente persone all’inizio aderenti che stanno guardando perché Sanremo è Sanremo…

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L’editoriale di oggi

L’editoriale del sabato

Scandalo BancaEtruria, spuntano le lettere ai risparmiatori

Ci si chiede come mai sia successo un fatto del genere, cioè una marea di gente senza soldi in banca per aver ascoltato la banca. Le lettere, di certo vanno a favore dell’istituto di credito, perché se la gente è stata avvertita, è come se avesse accettato di, praticamente, giocare d’azzardo con i propri titoli.
Bisogna ricordare che per giocare in Borsa la gente professionista, cioè quelli che lavorano con i fondi di investimento per mestiere, studiano economia se non matematica o altre scienze che richiedono alta conoscenza di numeri e affini. Un pensionato o un impiegato al massimo arrivano a fare i conti a memoria. Si può pretendere che sappiano di alta finanza?
In questi giorni, stanno saltando fuori articoli dove si racconta di gente che si vedeva recapitare notizie dalla banca, ma per mancanza di preparazione finanziaria o per altro hanno dovuto leggere e basta. Non capendo nulla di quello che leggevano.
Se il Governo volesse fare qualcosa di veramente utile a tutti quei cittadini metterebbe dei centri di ascolto con degli avvocati per fare consulenza ai più deboli, che si trovano a volte di fronte a contratti praticamente illeggibili. E non si fermerebbe a fare quello che farebbero tutti per placare l’ondata, cioè mettere mano alla borsa.

L’editoriale del sabato

Le fatiche di Tremonti

E’ indubbia la fatica del ministro Tremonti a tenere le briglie del terzo debito pubblico del mondo. Terzo però per gravità e non per minorità. Chi glielo fa fare? La fama che se ne guadagna a fare un superlavoro come quello. La possibilità di non morire politicamente dopo aver fatto il lavoro sporco di dare al Premier Berlusconi un paese governabile. Tutto il plauso possibile all’uomo che ci permette ancora di andare a fare la spesa e di poter mangiare prodotti importati pagati in Euro e non in una lira senza valore, visto che senza i conti in ordine l’Europa non dovrebbe fare altro che dare un sonoro calcio nel sedere a quel paese che non è in grado di dare una regolata alla sua finanza pubblica.

Puzza di autopromozione per una futura carica presidenziale il faticare così tanto per il paese da parte di Tremonti? Nessuno lo può negare, data la visibilità che ha il suo riuscire fino adesso a non far saltare il bilancio di Stato sui mercati azionari. Non c’è, infatti, un solo titolo di Telegiornale che dica al paese che i suoi titoli pubblici siano carta da accenderci il fuoco del camino. Di certo Berlusconi non ha molto da essere contento della positività di cui si sta circondando il suo Ministro delle Finanze. E nemmeno il suo maggiore alleato, Umberto Bossi, ha tanto da essere felice.

L’infelicità nasce dall’essere bloccati alle poltrone per quello che è la possibilità di manovra: zero soldi, zero spese. Anche se dovrebbe far piacere avere qualcuno che cerca in ogni modo di far passare le spese dello Stato fuori dal bilancio pubblico. Che riesca a raccimolare denaro fuori dalle voci classiche di spesa del paese e di tutti i suoi organi. Ad essere al posto di Berlusconi si dovrebbe essere incavolati neri per il fatto di avere qualcuno che, alla calcolatrice, dice di no a qualunque assegno da cambiare ad altrui persona che non sia del Governo. Ma si dovrebbe gioire del fatto di non dover scappare alle Maldive con tutto il proprio malloppo perchè il paese è saltato economicamente per aria.

Essendo Berlusconi un industriale italiano, oltre che Presidente del Consiglio del paese, di certo non ci perderebbe se la bilancia dei pagamenti del paese restasse nell’Eurozona, a patto di avere i conti in ordine. Avvalersi di una moneta resa robusta dalle fatiche di tutti i suoi paesi membri rafforza il suo impero personale di contatti con l’industria delle comunicazione europea e non: se sei in un circolo economico molto virtuoso, la sua virtuosità contagia quello che possiedi e che potresti guadagnare. E da questo ne deriva una visibilità magari differente da quella del ministro Tremonti. Ma si tratta pur sempre di una visibilità interessante, da non accantonare.

Matteo Baudone

Le fatiche di Tremonti