La riflessione di oggi

Non si può mettere in dubbio l’onestà di qualcosa fino a che non esistono dei motivi sufficienti e tangibili per accendere la fiamma dell’analisi e fare le pulci a quel qualcosa. C’è un ‘ma’ però: ma fino a che punto si può credere ad una onestà soprattutto in politica dove si fanno cose alle volte non possibili?
Basta prendere il caso delle leggi finanziarie che di governo in governo si fanno e sono state fatte. In questo caso la tangibilità sono i debiti che quotidianamente la Banca d’Italia deve finanziare con titoli che costano. Ciò significa che un governo più di altri ha speso soldi che non poteva spendere. In questo caso non si può credere che ci sia onestà nei conti pubblici.
Più che altro non si può credere, per la legge del “dove prendi togli e dove togli prendi”, che si facciano gli interessi di tutti. Perché per una legge matematica se ti occupi del tutto ti occupi del niente. Non puoi non occuparti di tutto se non prendi tutto senza lasciare da parte nulla.
Governare non è una cosa semplice. E di questo bisogna dare atto. Ogni giorno la gente che governa deve fare fronte a dei problemi, alle volte doverosamente ma senza volontà diretta tirando via. Può essere questo tirare via una abitudine? Della serie: un buon governante può essere creduto quando dice che farà una cosa senza tirare via in altre situazioni?

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