L’editoriale del sabato

Nell’intervista che Bernard Kerik ha rilasciato a “La Repubblica” (il testo dell’intervista) una cosa è molto importante da ritrasmettere. E cioè che non bisogna mai “perdere la bussola” quando qualcuno mette in atto un attentato.
Ma bisogna andare per gradi. La “bussola” è un concetto personale per rendere quello che le autorità Usa fecero all’epoca dell’attentato: non indussero la popolazione del paese, anche nel più piccolo anfratto del territorio, a non credere al proprio sistema. Ma non nel senso di osservanza cieca, di completa sottomissione. Il senso era quello di far credere che il proprio paese non fosse alla mercé di chi aveva fatto quello che aveva fatto. Che i governanti non se ne stavano con le mani in mano. E che cercavano di fare tutto il possibile per rispondere.
Un governante, quando succede una cosa del genere, per la maggiore non saprebbe dove mettere le mani. Questo concetto non vuole però insegnare a chi magari il particolare lo conosce benissimo, cioè che esistono delle procedure. Ma semplicemente evitare a qualche malaugurato di pensare che, in primo caso, le bombe possano essere la migliore delle ipotesi, quando invece è una delle tante. In seconda battuta, il pensare al fare del razzismo nel proprio territorio non solo è controproducente per se stessi. Ma magari è quello che il nemico si aspetta come, già detto da qualcuno in uno dei tanti talk in TV, per scatenare una guerra civile. E da li in poi, apriti cielo…

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