I tagli pluriennali

In un documento denominato “Proposte per una revisione della spesa pubblica 2014-16” il Governo ha esposto al mondo come ha intenzione di fare dei risparmi, se non dei tagli, su quanto riguardano degli aspetti della spesa pubblica nei tre anni 2014, 2015 e 2016. Non c’è nulla di strano in questo. Si fanno i conti insieme alla Ragioneria Generale dello Stato, i vari ministeri e tutte le voci di bilancio e alla fine si mette nero su bianco cosa si vuole fare. La domanda è: a che pro?

Perché una cosa è chiara, grazie ad una serie di slide che hanno reso storica una delle conferenze stampa del Governo: i progetti di Renzi e del suo Consiglio dei Ministri sono progetti ambiziosi. E questa ambizione nasce anche dal fatto che non solo si prendono in spalla il compito di fare degli stravolgimenti, dove i cambiamenti non fossero sufficienti. Ma anche dal fatto che sono progetti molto dispendiosi non solo in termini di energie ma anche di denaro. E se le cose stanno come dice un briciolo di logica guardando velocemente il documento di cui si sta parlando, si rischia un indebitamento pluriennale per accontentare un premier con la voglia di cambiare il mondo. Ma che ha davanti un paese disastrato dalla crisi e dalla mancanza di fiducia dei suoi cittadini nel far girare l’economia.

Sarebbe davvero unica la situazione che si formerebbe se il Parlamento seriamente prendesse l’incarico di analizzare quei tagli di spesa senza poi sfiduciare il premier stesso causa irrazionalità del documento stesso. Si può chiedere ad un paese di mangiare l’uovo prima ancora che la gallina lo abbia concepito nel suo ventre? Si può ridurre all’osso ogni margine di spesa dagli indicatori del paese soltanto perché un politico dalla lingua svelta ha motivato la cittadinanza a farlo fare ai propri deputati e senatori? Si può continuare dopo vent’anni a finire sempre nello stesso cassonetto della spazzatura senza prima aver fatto debito ricircolo grazie alla raccolta differenziata del buon senso?

I tagli pluriennali

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